Istantanee di una natura resiliente – Mostra fotografica di Simone Zago

Divulghiamo con piacere:

““Finché c’è Luce – Istantanee di una natura resiliente”
Una mostra fotografica di Simone Zago, che attraverso il suo sguardo racconta la forza e la bellezza della natura nel Parco del Delta del Po Veneto.

Simone, a seguito di una disabilità acquisita, ha saputo trasformare una difficoltà in una nuova forma di espressione, dedicandosi con passione alla fotografia e restituendoci immagini cariche di significato e resilienza.

Partner del progetto: APS Futura, Cooperativa Sociale Titoli Minori, Cooperativa Sociale L’Approdo, Consorzio Insieme.

Vi aspettiamo per la presentazione della mostra e l’intervista all’autore:
15 aprile 2026
Ore 18:00
Biblioteca Comunale di Porto Viro (RO) – Sala Veranopolis

Di |2026-04-13T14:09:39+02:00Aprile 13th, 2026|Senza categoria|Commenti disabilitati su Istantanee di una natura resiliente – Mostra fotografica di Simone Zago

Parco Guizza: il verde urbano come infrastruttura tra ambiente, rigenerazione e inclusione

Rigenerare uno spazio urbano verde non significa semplicemente trasformarlo, ma ridefinirne il ruolo all’interno della città e delle sue dinamiche; dare forma ad un luogo che risponde a molteplici funzioni, rendendolo parte attiva della vita quotidiana, capace di incidere sull’ambiente che lo circonda, nelle relazioni tra le persone e sulla qualità reale del vivere urbano. È dentro questa prospettiva che si inserisce il nuovo Parco Guizza di Padova, al centro di un convegno tecnico che venerdì scorso ha riunito amministrazioni, professionisti e realtà del territorio attorno ad un tema sempre più attuale: come possono gli spazi urbani rispondere insieme a bisogni ambientali, sociali e di sviluppo?

Un confronto che ha posto in luce una considerazione spesso sottovalutata: ambiente e società non sono piani separati, ma dimensioni profondamente intrecciate. La rigenerazione urbana, infatti, non riguarda soltanto i luoghi, ma anche le comunità che li abitano e le dinamiche sociali ed ecologiche che li attraversano. In questo scenario, temi come adattamento climatico, cura del territorio, servizi ecologici e qualità degli spazi pubblici si intrecciano con questioni sociali sempre più complesse, fragilità evidenti che richiedono risposte integrate e capaci di guardare oltre i singoli ambiti di intervento.

Dal tema all’azione

A mettere a fuoco questi temi è stato anche il Professore Ezio Da Villa, consigliere di amministrazione del Consorzio CSU Zorzetto, che del suo intervento al convegno dedicato al Parco Guizza ha cercato di tradurre concretamente questa visione, mostrando come ambiente, rigenerazione urbana e dimensione sociale possano intrecciarsi in un unico progetto di ampio respiro etico. “La qualità della vita nelle città – spiega Da Villa – passa sempre più dalla capacità di tenere insieme questi livelli, costruendo interventi che non rispondano a un solo bisogno, ma a più dimensioni contemporaneamente. All’interno di questo quadro, si inserisce il ruolo della cooperazione sociale, chiamata oggi non solo a svolgere servizi e a realizzare interventi, ma anche a contribuire alla gestione e alla cura del territorio”.  In particolare, l’esperienza del parco Guizza che ha visto l’impegno diretto della cooperativa Il Germoglio, aderente a C.S.U Zorzetto, evidenzia come la manutenzione e la realizzazione del verde possano diventare occasioni di evoluzione tecnico-organizzativa e inclusione lavorativa . “I dati legati al cantiere – continua il Professore – raccontano proprio questa dimensione operativa: un lavoro sviluppato nell’arco di sei mesi, nel rispetto dei tempi del contratto, con squadre strutturate e una presenza costante di operatori, tra personale specializzato e persone inserite in percorsi di accompagnamento. Un’organizzazione che ha saputo tenere insieme efficienza realizzativa e attenzione ai percorsi individuali, dimostrando come questi due aspetti possano convivere”. L’intervento si inserisce inoltre in una rete più ampia, quella del consorzio CSU Zorzetto, che coordina diverse cooperative e rappresenta un sistema strutturato capace di dialogare con enti pubblici e soggetti privati. Una dimensione che permette di affrontare progetti complessi, mantenendo allo stesso tempo una forte attenzione all’impatto sociale e occupazionale. Accanto agli aspetti organizzativi, emerge con forza anche il tema delle persone coinvolte. “I percorsi di inserimento – dice Da Villa – riflettono la complessità delle fragilità contemporanee: situazioni molto diverse tra loro, che vanno dalle disabilità alle dipendenze, fino a condizioni più difficili da definire e spesso meno visibili. Una pluralità che richiede interventi flessibili e capacità di adattamento. Questo rimanda a un’evoluzione più ampia del ruolo della cooperazione sociale. Negli ultimi decenni, accanto ai bisogni tradizionali, sono emerse nuove forme di fragilità: più diffuse, più mobili, spesso fuori dai confini delle categorie formali. Persone che non rientrano nei sistemi di tutela, ma che allo stesso tempo non riescono a trovare spazio nel mercato del lavoro”. In questo scenario, il lavoro nei cantieri del verde assume anche una funzione educativa. Non si tratta soltanto di svolgere un’attività produttiva, ma di progettare e poi concretizzare interventi sociali in cui le persone possano sviluppare competenze di base, relazionarsi, acquisire autonomia. Il cantiere diventa così uno spazio di apprendimento concreto, in cui dimensione tecnica e crescita personale si intrecciano. Da qui emerge anche una riflessione più ampia sul valore di questi interventi. I percorsi di inserimento non rappresentano un costo aggiuntivo, bensì un investimento sociale, capace di generare benefici nel medio e lungo periodo. Una prospettiva che richiede il riconoscimento da parte delle stazioni appaltanti, soprattutto quelle pubbliche, a partire da modalità di affidamento, che dovrebbero tener conto non solo dell’efficienza economica – che comunque le cooperative sociali sono in grado di praticare con ottimi risultati –  ma anche dell’impatto sociale che le opere possono generare. Il progetto del Parco Guizza si configura proprio come un esempio pratico di sostenibilità, perché partendo da una visione strategica capace di interpretare le esigenze di una città importante come Padova,  è riuscito a coniugare ambiente, governance e dimensione sociale. Una prospettiva nella quale la rigenerazione urbana diventa occasione per connettere aree verdi e creare corridoi ecologici, favorire la biodiversità, disinquinare l’aria, mantenere la permeabilità dei suoli, drenare acque di pioggia, contenere le temperature di fronte alle crescenti ondate di calore, favorire la fruizione ricreativa di nuovi spazi, ma anche, aspetto niente affatto secondario, generare nuove opportunità di lavoro e di integrazione sociale. Un metodo nuovo e potente  che è in grado di porre in relazione pianificazione territoriale, sviluppo di infrastrutture verdi, socialità, persone e sviluppo veramente sostenibile.

(Articolo a cura di CSU)

Di |2026-04-13T13:24:13+02:00Aprile 13th, 2026|Senza categoria|Commenti disabilitati su Parco Guizza: il verde urbano come infrastruttura tra ambiente, rigenerazione e inclusione

INTERVENIRE PRIMA: LA VERA RISPOSTA ALLE FRAGILITA’ DEI GIOVANI.

La sera, le piazze si riempiono. Gruppi di ragazzi si ritrovano tra panchine, fermate dell’autobus, spazi senza una funzione precisa. Non sempre succede qualcosa. Ma spesso si percepisce una tensione sottile, difficile da definire. Non è ancora violenza, non è ancora criminalità. È qualcosa che sta prima. Il disagio giovanile si manifesta sempre più spesso in forme nuove: episodi di vandalismo, piccoli atti aggressivi, conflitti tra gruppi, comportamenti esibiti e amplificati sui social. Negli ultimi anni si è allargata questa zona grigia del disagio: ragazzi che non sono dentro percorsi problematici conclamati, ma nemmeno dentro contesti educativi forti. Sarebbe un errore, però, leggere il fenomeno solo come un problema di sicurezza. Perché dietro questi comportamenti c’è spesso qualcosa di più profondo: una difficoltà a trovare un posto, un senso, una direzione. Nella maggior parte dei casi questo disagio nasce da un vuoto. Un vuoto di relazioni significative, di opportunità, di prospettive. E allora la domanda cambia: non più “come reprimere il fenomeno?”, ma “dove e come intercettiamo questi ragazzi prima?”. Nel territorio della provincia di Venezia esistono delle realtà, sia nelle amministrazioni che nel mondo cooperativistico, che hanno provato a dare una risposta. Il disagio giovanile, in fondo, non è un problema da contenere. È un segnale da leggere. Si tratta di aiutare una generazione a trovare il proprio posto, perchè se non viene intercettata, rischia di cercarlo nei modi più sbagliati.

Dal tema all’azione:

Intercettare prima, accompagnare dopo: Co.Ge.S Don Milani, consorziata a C.S.U Zorzetto, ci prova da 20 anni. Proprio in questa direzione, infatti, si muove l’attività dell’Area Giovani e Promozione del Benessere della cooperativa, che negli anni ha costruito un modello di intervento capace di tenere insieme prevenzione, relazione e opportunità. “Al centro c’è un’idea semplice ma decisiva- spiega Tiziana Venturini, referente dell’Area -non aspettare che il disagio diventi emergenza. E’ necessario intercettarlo prima, nei luoghi della quotidianità, nei momenti informali, nei passaggi più fragili della crescita. Queste fragilità si manifestano spesso in modo intermittente e difficile da definire, la risposta quindi non può essere univoca né standardizzata. Deve essere flessibile, accessibile e capace di adattarsi ai tempi e ai modi dei ragazzi. La vera sfida è arrivare prima: creare contesti accessibili in cui i ragazzi possano essere intercettati quando il disagio è ancora un segnale, non quando è già diventato emergenza”. Questo approccio si traduce in un sistema articolato di interventi che non separa, ma integra. Un vero e proprio network educativo che lavora su tre livelli tra loro connessi: la prossimità, la cura educativa e i percorsi di autonomia. La prossimità significa esserci, nei luoghi frequentati dai giovani, anche quando non fanno richiesta esplicita di aiuto. È il lavoro dell’educatore di strada, delle attività a bassa soglia, dei contesti informali in cui si costruiscono relazioni autentiche. La cura educativa, invece, entra in gioco quando quella relazione diventa uno spazio di fiducia: qui trovano posto il counselling, i punti di ascolto, i laboratori, le attività di gruppo. Non interventi “riparativi”, ma occasioni per conoscersi, nominare le emozioni, sviluppare competenze personali e relazionali.

Infine, i percorsi di autonomia che accompagnano i giovani nella costruzione del proprio futuro: orientamento scolastico e lavorativo, sviluppo di competenze trasversali, prime esperienze concrete. Un passaggio fondamentale per trasformare il disagio in possibilità. Questa struttura permette di rispondere in modo modulare ai bisogni, offrendo più accessi possibili: si può entrare per socializzare e scoprire, nel tempo, altri percorsi più strutturati. Uno spazio non etichettante, dove non è necessario “avere un problema” per partecipare. A questi percorsi si affiancano interventi specifici di prevenzione dei comportamenti a rischio e delle dipendenze, ma anche percorsi strutturati di orientamento e accompagnamento alle prime esperienze lavorative.

Particolare attenzione è dedicata anche al mondo della scuola, con progetti mirati al contrasto della dispersione e della disaffezione scolastica, attività nelle classi, percorsi di riorientamento e mentoring, punti di ascolto per studenti, insegnanti e famiglie. L’elemento chiave, infatti, è il lavoro di rete. Nessun intervento è efficace se resta isolato. Per questo le attività si sviluppano in connessione con istituzioni, scuole, famiglie, servizi e realtà del territorio, costruendo una lettura condivisa dei bisogni e risposte più coordinate. In questo quadro, anche il tema della salute mentale assume una prospettiva diversa. L’aumento delle richieste di supporto psicologico da parte dei giovani non viene letto solo come segnale di fragilità, ma come espressione di una maggiore consapevolezza. Chiedere aiuto diventa parte del percorso di crescita, non un’eccezione.

Per questo motivo, gli interventi non partono dal sintomo ma dalla persona. Non si tratta di “aggiustare” ciò che non funziona, ma di creare contesti in cui i ragazzi possano stare, sperimentarsi, costruire il proprio equilibrio. La sfida, allora, è abbassare la soglia di accesso: rendere questi spazi sempre più diffusi, visibili e facilmente raggiungibili. Perché quando i giovani arrivano ai servizi solo dopo un episodio critico, spesso si è già in ritardo.

In fondo, il passaggio dal tema all’azione si gioca tutto qui: non costruire risposte quando il problema esplode, ma creare condizioni perché possa non esplodere affatto.

(Articolo a cura di CSU)

Di |2026-04-13T08:31:19+02:00Aprile 10th, 2026|Senza categoria|Commenti disabilitati su INTERVENIRE PRIMA: LA VERA RISPOSTA ALLE FRAGILITA’ DEI GIOVANI.

VILLA TESSIER Il Parco torna alla città!

A Mirano torna a vivere il parco di Villa Tessier, restituito alla comunità dopo un importante intervento di rigenerazione che ha visto protagonista anche il Consorzio C.S.U Zorzetto, tramite la cooperativa Aladino, impegnata nella realizzazione dei lavori.
Il progetto, promosso dal Comune in accordo con Ipab Mariutto, proprietaria del complesso, ha riportato piena fruibilità a uno spazio di grande valore storico e paesaggistico, oggi più accessibile e integrato nel contesto urbano.
Gli interventi hanno riguardato la messa in sicurezza dei percorsi, il riordino del verde, il ripristino dell’impianto originario e la valorizzazione del patrimonio arboreo, con oltre 400 nuove piante messe a dimora tra alberi e siepi.
Come evidenziato dal direttore del Consorzio, Lorenzo Montagni: “Questo intervento rappresenta un esempio concreto di come la rigenerazione degli spazi verdi possa generare valore diffuso: prendersi cura del paesaggio significa, allo stesso tempo, prendersi cura delle persone, contribuendo così anche a rafforzare il legame tra comunità e territorio”.
Nel corso dell’inaugurazione è stata, inoltre, posata una targa commemorativa dedicata a Don Dino Pistolato e Claudio Turcato. Un gesto con cui l’Amministrazione comunale ha voluto riconoscere il valore di due figure profondamente legate al percorso del consorzio e al radicamento della cooperazione sociale nel territorio. All’evento sono intervenuti Laura Baldo, presidente di C.S.U, Andrea Volpato, responsabile tecnico del settore verde del consorzio, e Vinicio Stevanato, presidente della cooperativa Aladino.

Grazie a quanto realizzato e al ricordo di chi ha contribuito a costruire la comunità, il parco di Villa Tessier si presenta oggi non solo come uno spazio riqualificato, ma come un simbolo concreto di rinascita condivisa, dove memoria, natura e relazioni si intrecciano. Un luogo che invita a essere vissuto, attraversato e custodito nel tempo, affinché questo intervento non resti un punto di arrivo, ma diventi l’inizio di una nuova storia fatta di partecipazione, cura e futuro.

(Articolo a cura di CSU)

Di |2026-04-13T08:32:21+02:00Aprile 7th, 2026|Senza categoria|Commenti disabilitati su VILLA TESSIER Il Parco torna alla città!

CONVEGNO TECNICO SUL NUOVO PARCO GUIZZA DI PADOVA -Venerdi 10 aprile 2026

Parco Guizza: il verde urbano come infrastruttura strategica

Una mattinata intensa e ricca di spunti dedicata al futuro del verde urbano a Padova, tra visioni progettuali, gestione sostenibile e buone pratiche.

Nel corso degli interventi verrà delineato il quadro delle strategie per il verde cittadino, affrontando temi che spaziano dalla pianificazione alla manutenzione e gestione degli alberi in ambito urbano, fino alle prospettive sostenibili legate al Parco Guizza. Emergerà inoltre una riflessione sul rapporto tra tradizione universitaria e l’urbanizzazione moderna.

Particolare rilievo sarà dato alla lectio magistralis, che approfondirà il valore del bosco urbano e dei modelli virtuosi per una gestione consapevole e sostenibile degli spazi verdi. Il cuore del convegno sarà dedicato al Parco Guizza, con un focus sul progetto paesaggistico, sulla collaborazione tra attori pubblici e privati e sull’esperienza concreta di cantiere.

Non mancherà infine uno sguardo culturale, con un intervento dedicato agli itinerari arborei e al legame tra botanica, arte e letteratura nella città di Padova.

Un’occasione di confronto multidisciplinare per comprendere come il verde urbano sia una vera infrastruttura strategica per il benessere delle città.

INGRESSO CON INVITO ISCRIZIONE NECESSARIA AL LINK: Iscrizione al Convegno Tecnico sul nuovo Parco Guizza – Comune di Padova

(Articolo a cura di CSU)

Di |2026-04-13T08:32:56+02:00Aprile 3rd, 2026|Senza categoria|Commenti disabilitati su CONVEGNO TECNICO SUL NUOVO PARCO GUIZZA DI PADOVA -Venerdi 10 aprile 2026

VILLA TESSIER: IL PARCO TORNA ALLA CITTA’ DI MIRANO – Sabato 4 aprile 2026 – ore 10.30

Una giornata dedicata alla valorizzazione del territorio, tra natura, memoria e partecipazione, con una passeggiata nel parco di Villa Tessier e la dedica di una quercia a Don Dino Pistolato e Claudio Turcato, figure storiche di CSU.

Un’iniziativa che restituisce alla comunità di Mirano uno spazio rigenerato e valorizza il contributo concreto delle realtà del territorio.

(Articolo a cura di CSU)

Di |2026-04-13T08:33:31+02:00Aprile 1st, 2026|Senza categoria|Commenti disabilitati su VILLA TESSIER: IL PARCO TORNA ALLA CITTA’ DI MIRANO – Sabato 4 aprile 2026 – ore 10.30

30 ANNI. INSIEME.

“Questa foto non racconta un progetto concluso. Racconta un inizio.

Qualche settimana fa ci siamo fermati, insieme, per fare una cosa semplice ma non scontata: riflettere su quello che siamo e su quello che vogliamo diventare. Il convegno che abbiamo organizzato è stato un momento di passaggio. Non solo un incontro, ma una presa di consapevolezza. Fino ad oggi abbiamo fatto molto: abbiamo curato spazi, costruito percorsi, creato opportunità di lavoro e inclusione. Ma spesso tutto questo è rimasto dentro ai progetti, vissuto da chi c’era, meno raccontato fuori.

Da qui nasce una svolta. La volontà è quella di iniziare a raccontare in modo più chiaro, continuo e aperto il valore che ogni giorno viene generato: nelle persone, nelle comunità, nel verde che cambia e nei luoghi in cui viviamo. Non è solo un cambio di comunicazione. È un modo diverso di stare nel territorio. Un modo che significa condividere di più, coinvolgere di più, ma anche prendere parola sui temi che ci riguardano: ambiente, inclusione, lavoro, città.

Questa foto rappresenta il nostro punto di svolta Da qui in poi inizia il “dopo”: un percorso più consapevole, più aperto e più raccontato. Dentro questo passaggio, il convegno ha avuto un ruolo preciso. Non è stato pensato come una semplice celebrazione o un momento formale, ma come un’occasione per fermarsi davvero, dopo trent’anni, e rileggere il percorso fatto. Un momento per riconoscere da dove si è partiti, cosa si è costruito e, soprattutto, come questo si tiene insieme oggi. È stato anche un modo per riportare al centro alcuni elementi che fanno parte dell’identità del Consorzio fin dall’inizio: la collaborazione tra cooperative, la fiducia reciproca, l’idea che il lavoro non sia solo produzione ma anche strumento di dignità, inclusione e crescita. Elementi che negli anni si sono trasformati, ampliati, adattati a bisogni nuovi, ma che mantengono una radice comune. Il tema scelto, la cura dell’ambiente e la cura della comunità, non è stato solo un titolo, ma una chiave di lettura. Ha permesso di tenere insieme le due dimensioni che definiscono il Consorzio: da una parte il lavoro sul verde, sugli spazi, sui luoghi; dall’altra il lavoro sulle persone, sulle fragilità, sui percorsi di inclusione. Non come ambiti separati, ma come parti dello stesso sistema. In questo senso, il convegno ha rappresentato anche un momento di restituzione pubblica. Non solo verso chi già conosce il Consorzio, ma verso il territorio, le istituzioni, le comunità. Un modo per rendere visibile un lavoro che spesso resta dentro ai progetti, e per iniziare a raccontarlo in modo più aperto e condiviso. Ma soprattutto è stato un passaggio di prospettiva: dal raccontare quello che si è fatto al chiedersi che ruolo si vuole avere da qui in avanti. Non solo come soggetto che opera, ma come realtà che partecipa al dibattito sui temi che la riguardano, che prende posizione, che contribuisce a costruire visione.

È per questo che il convegno non chiude un percorso, ma lo apre. Non segna un punto di arrivo, ma definisce un nuovo modo di stare dentro quello che si fa, con più consapevolezza, più responsabilità e una maggiore volontà di condivisione.”

(Articolo a cura di CSU)

Di |2026-04-13T08:34:04+02:00Marzo 30th, 2026|Senza categoria|Commenti disabilitati su 30 ANNI. INSIEME.

CIAO DON DINO ❤️

Il Consorzio C.S.U Zorzetto esprime cordoglio per la scomparsa di Don Dino Pistolato, fondatore ed ex presidente, che per oltre vent’anni ha guidato il Consorzio con impegno e dedizione. Il ricordo che lascia non riguarda solo il ruolo ricoperto, ma anche la persona: una guida attenta, capace di costruire relazioni e di affrontare con determinazione le sfide. Credeva nel valore delle persone e nel lavorare insieme, condividendo responsabilità e percorsi. La sua visione, concreta e lungimirante, ha contribuito alla crescita del Consorzio, mantenendo sempre al centro l’attenzione verso gli altri e la qualità del lavoro svolto. Il suo insegnamento resta nei progetti realizzati e nel modo di operare che ha trasmesso, fondato su responsabilità, rispetto e cura.

Il Consorzio, anche a nome delle cooperative che lo costituiscono e del C.D.A, si stringe con sincera partecipazione alla famiglia e a quanti gli hanno voluto bene.

(Articolo a cura di CSU)

Di |2026-04-13T08:34:38+02:00Marzo 25th, 2026|Senza categoria|Commenti disabilitati su CIAO DON DINO ❤️
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