Ci sono luoghi che sembrano avere una destinazione scritta addosso: un’area industriale è fatta per produrre; una torre di raffreddamento appartiene alla storia della fabbrica; un terreno segnato dalla presenza dell’industria sembra portare con sé cemento, infrastrutture, lavoro e produzione. Eppure è proprio lì che può cominciare un’altra storia.

È quella raccontata, in queste settimane, da due cooperative del Consorzio C.S.U. Zorzetto, Il Germoglio e Nonsoloverde, che hanno ricevuto due riconoscimenti per altrettanti progetti nei quali il verde diventa uno strumento di trasformazione del territorio. Due esperienze diverse, ma unite da una stessa sfida: portare natura, paesaggio e nuove possibilità di vivere gli spazi dentro luoghi profondamente segnati dalla storia industriale. Non è soltanto una questione estetica. È una domanda su cosa può diventare un territorio quando smette di essere definito soltanto dalla funzione che ha avuto.

 

Da area industriale a spazio da vivere

A Milano, alla Triennale, Il Germoglio assieme alla CZ studio associati ha ricevuto il primo premio del City’scape Award 2026, il premio internazionale di progettazione promosso da Paysage, nella categoria “Drosscape: riqualificazione paesaggistica di ex aree industriali”, per il progetto e la realizzazione  “La Spiaggia Urbana nel Parco di San Giuliano”. Un riconoscimento che nasce all’interno di un premio dedicato alla progettazione del paesaggio e che mette al centro la capacità di ripensare il rapporto tra spazi costruiti, natura e territorio. Il progetto racconta la trasformazione dei sei ettari del Parco di San Giuliano a Mestre, ripensati per restituire alla città un nuovo spazio, capace di aprirsi verso la laguna e di creare un rapporto diverso tra il parco, l’acqua e le persone. Ma la trasformazione acquista ancora più significato se si guarda alla storia di quel terreno: l’area di Punta San Giuliano era stata utilizzata per anni come discarica di rifiuti industriali e urbani e la sua riconversione ha richiesto anche interventi di messa in sicurezza e di rimodellazione del suolo. Oggi quelle stesse condizioni diventano parte della sfida paesaggistica: il verde deve crescere sopra un territorio che porta ancora i segni della propria storia, attraverso dune, terrapieni e nuove forme del paesaggio. L’intervento cambia il paesaggio attraverso percorsi, vegetazione, illuminazione, spazi di sosta, sistemi di drenaggio e una nuova organizzazione degli spazi, fino alla creazione di quella che è stata definita una vera “spiaggia urbana”. “Il lavoro del Germoglio, attraverso il settore Green Design, è stato quello di trasformare il progetto in una realtà concreta. Non semplicemente piantare o mantenere il verde, ma costruire un paesaggio capace di restituire alla città uno spazio che prima aveva un’altra identità – spiega Massimo Stevanato, presidente de Il Germoglio –. È questo, forse, uno degli aspetti più interessanti della rigenerazione: non cancellare quello che un luogo è stato, ma permettergli di avere una funzione nuova”. E mentre a San Giuliano un’area viene riconsegnata alla città attraverso il paesaggio, a pochi chilometri di distanza, dentro la storia industriale di Porto Marghera, un’altra cooperativa si confronta con una sfida simile.

 

La natura dentro la storia industriale

Qui la storia parte da una torre.

È la torre di raffreddamento della Vetrocoke, costruita nel 1938 e oggi conosciuta come Venezia Heritage Tower: una delle grandi testimonianze dell’archeologia industriale di Porto Marghera, diventata nel tempo anche uno dei simboli della riconversione di quest’area.

Attorno a quella torre oggi si prova a costruire un rapporto diverso con il luogo.

È qui che si inserisce il progetto “VHT – Venezia Heritage Tower, Porto Marghera tra terra e acqua”, sostenuto dal Bando Cultura della Fondazione di Venezia nella sezione dedicata alla creatività artistica. Un progetto che nasce dall’incontro tra tre realtà: Nonsoloverde, RPR Studio e Venezia Heritage Tower del gruppo Sottana. Da una parte ci sono gli architetti di RPR Studio, dall’altra Nonsoloverde, che porta nel progetto non soltanto la propria competenza tecnica sul verde, ma anche una capacità progettuale che entra nella definizione stessa dell’intervento. E poi c’è Venezia Heritage Tower, che attraverso il percorso di recupero e valorizzazione promosso dal gruppo Sottana mette al centro la storia e l’identità di questo luogo, oggi aperto a nuove funzioni e nuove relazioni con il territorio. Si tratta quindi di un intervento che tiene insieme progettazione, patrimonio industriale e competenza sul verde. Nonsoloverde contribuisce a immaginare il paesaggio che può nascere attorno alla torre e, allo stesso tempo, a trasformare quell’idea in un intervento concreto. “L’obiettivo e la sfida sono portare natura dentro un territorio profondamente segnato dalla presenza dell’industria e creare nuove connessioni tra la torre e gli altri spazi verdi – spiega Francesco Scalari, vicepresidente di Nonsoloverde –. L’idea è costruire delle vie verdi, ricucire spazi oggi separati e cambiare il modo in cui quel luogo può essere attraversato e vissuto. Il progetto prevede inoltre un ‘Giardino d’Acqua e Luci’, con nuove piante acquatiche, fontane e alberature, per ridisegnare lo spazio intorno alla torre”. Anche qui il verde non è soltanto decorazione: diventa una connessione tra la torre e ciò che la circonda, tra la memoria industriale e una nuova idea di spazio, tra il luogo del lavoro e la natura.

 

Due territori, la stessa sfida

 

San Giuliano e Porto Marghera sono luoghi diversi. Ma hanno qualcosa in comune: sono territori nei quali la rigenerazione deve misurarsi con una storia industriale forte e con la necessità di restituire qualità agli spazi. Nel primo caso, un’area viene trasformata in un nuovo paesaggio urbano affacciato sulla laguna. Nel secondo, un simbolo della grande industria del Novecento viene riletto attraverso nuove connessioni verdi e un rapporto diverso tra patrimonio, natura e persone.

In entrambi, la sfida è trasformare senza cancellare. Ed è qui che le due esperienze si incontrano. Il Germoglio e Nonsoloverde non sono semplicemente le realtà che hanno contribuito a realizzare due interventi poi riconosciuti e premiati. Sono parte di quel lavoro, spesso poco visibile, che permette a un progetto di passare dalla carta al territorio: competenze, progettazione, conoscenza del verde, capacità tecnica e lavoro sul campo. Ma c’è un elemento che accomuna ancora più profondamente le due esperienze: in entrambi i casi il verde non arriva alla fine del processo. È il processo stesso a cambiare grazie al verde. È una prospettiva che sposta il significato della rigenerazione. Non si tratta soltanto di recuperare uno spazio, renderlo più bello o restituirgli una funzione. Significa riconoscere che anche i luoghi più segnati dal passato possono generare nuove possibilità.

Forse è proprio questo il messaggio che arriva da San Giuliano e da Porto Marghera: il territorio non è una pagina da riscrivere cancellando ciò che c’era prima. È una storia che può continuare.

E quando il cemento incontra la natura, quando la memoria incontra il futuro e quando un luogo nato per produrre torna a essere anche un luogo da vivere, allora il verde smette semplicemente di occupare uno spazio. E comincia a cambiarne il destino.