Quanto vale per la collettività l’inserimento lavorativo di una persona in condizione di svantaggio? E quale contributo possono offrire le cooperative sociali, non soltanto in termini di inclusione, ma anche di sostenibilità economica per la pubblica amministrazione? Sono le domande alla base dello studio commissionato dal Consorzio C.S.U Zorzetto a Socialis, centro studi specializzato nell’analisi dell’economia sociale, per misurare il valore economico generato dagli inserimenti lavorativi realizzati dalle cooperative consorziate nel 2024. La ricerca nasce dalla volontà del Consorzio di dotarsi di strumenti oggettivi per leggere il proprio lavoro, orientare le scelte future e comprendere meglio l’impatto delle attività svolte. Come spiega Lorenzo Montagni, direttore Di C.S.U, l’inserimento lavorativo è la ragione fondante della cooperazione sociale di tipo B. Per questo, ritiene necessario affiancare all’esperienza quotidiana un’analisi sistematica, basata su dati ed evidenze, capace di mettere alla prova anche le percezioni e le convinzioni consolidate. “Da questo percorso devono nascere ragionamenti, nuove prospettive e indicazioni utili per scegliere gli indirizzi futuri, ma anche per costruire un racconto di noi che sia collegato a quello che siamo e a quello che facciamo”, spiega Montagni. Lo studio ha una duplice finalità. Da una parte, vuole restituire alle pubbliche amministrazioni e alla comunità un quadro concreto del valore aggiunto prodotto dal lavoro affidato alle cooperative sociali, rendendo visibili anche i benefici economici per i bilanci pubblici. Dall’altra, punta a rafforzare la consapevolezza interna delle cooperative rispetto alla centralità dell’inserimento lavorativo e al ruolo che svolgono. “C’è un obiettivo esterno, rivolto alle pubbliche amministrazioni con cui lavoriamo e alla comunità in cui siamo inseriti. Ma c’è anche un obiettivo interno, altrettanto importante: seminare una consapevolezza più forte sulla centralità dell’inserimento lavorativo e sulla necessità di continuare a investire in questo percorso”. La misurazione economica rappresenta quindi un primo passo. L’intenzione è proseguire nel tempo, ampliando progressivamente lo sguardo anche ad altri aspetti, come il benessere delle persone e il valore complessivo dei percorsi di inclusione. I dati, infatti, possono confermare le aspettative, ma anche restituire risultati diversi da quelli immaginati, offrendo nuove chiavi di lettura del lavoro svolto.
Il valore economico dell’inclusione
Lo studio “Il valore creato dall’inserimento lavorativo per i budget pubblici. Il caso delle cooperative del Consorzio CSU Zorzetto – 2024” ha analizzato le attività di 14 delle 19 cooperative consorziate. Nel corso dell’anno sono state inserite al lavoro 261 persone in condizione di svantaggio: 242 attraverso un contratto di lavoro dipendente e 19 mediante tirocinio.
Per stimare gli effetti economici è stato utilizzato il metodo Valoris, basato sull’analisi costi-benefici. Il modello considera, tra gli altri elementi, le entrate fiscali e contributive generate dal lavoro e le spese pubbliche che possono essere evitate grazie al miglioramento delle condizioni delle persone inserite. Il calcolo viene effettuato sulla base dei dati relativi all’anno considerato e tiene conto delle condizioni individuali e delle possibili alternative occupazionali e assistenziali.
I risultati del 2024 mostrano un saldo economico positivo. Lo studio stima 2.664.027,83 euro di benefici per la pubblica amministrazione, a fronte di 1.348.923,74 euro di costi. La differenza è pari a 1.315.104,09 euro di valore economico netto, corrispondente a una media di circa 5.038,71 euro per persona inserita. La distribuzione dei benefici evidenzia inoltre che il 96% è attribuito allo Stato, l’1% alla Regione Veneto e il restante 3% ai Comuni in cui operano le cooperative. I costi, invece, ricadono per il 68% sul livello statale, per il 31% su quello regionale e per l’1% su quello comunale. Una ripartizione che mostra come gli effetti economici degli inserimenti coinvolgano diversi livelli della pubblica amministrazione. Il rapporto mette in evidenza anche le differenze tra le categorie di svantaggio considerate. Le persone con invalidità sono 142, di cui 141 con contratto di lavoro dipendente e una in tirocinio: il valore economico generato dai loro inserimenti è stimato in 881.294,71 euro, con una media annua di 6.206,30 euro per persona.
Le persone con disagio psichiatrico sono 21, di cui 20 con contratto e una in tirocinio. Per questa categoria il valore complessivo stimato è di 203.614,57 euro, pari a una media di 9.695,93 euro per persona. Per quanto riguarda le persone con problemi di dipendenza, gli inserimenti sono 83: 66 attraverso un contratto di lavoro dipendente e 17 mediante tirocinio. Il valore economico complessivo stimato è di 488.422,13 euro, con una media di 5.884,60 euro per persona. Sono inoltre considerate sei persone inserite attraverso misure alternative alla detenzione, per le quali il valore complessivo ammonta a 24.737,47 euro. Un dato che merita particolare attenzione riguarda infine le nove persone classificate nello studio come portatrici di “generico disagio sociale”, non riconosciuto formalmente come svantaggio ai sensi della legge 381/1991. Per questo gruppo il valore economico complessivo stimato è di 140.918,76 euro, pari a una media di 15.657,64 euro per persona. Questi importi sono stime elaborate, come detto, attraverso il modello Valoris e descrivono il valore economico attribuito agli inserimenti nelle specifiche condizioni analizzate. Non misurano, da soli, il valore complessivo dei percorsi individuali né permettono di generalizzare i risultati a tutte le persone che vivono situazioni analoghe.
Le fragilità che i numeri non esauriscono
È proprio quest’ultimo dato ad aprire un’ulteriore riflessione. Laura Baldo, presidente del Consorzio C.S.U Zorzetto, richiama l’attenzione sulle persone che vivono condizioni di fragilità e difficoltà lavorativa senza rientrare formalmente nelle categorie individuate dall’articolo 4 della legge 381/1991, che disciplina gli inserimenti nelle cooperative sociali di tipo B.
Nella pratica, le cooperative si confrontano sempre più spesso con situazioni complesse che richiedono accompagnamento e sostegno, anche in assenza di una certificazione formale di svantaggio. Si pone così una questione che riguarda sia l’organizzazione dei servizi sia il riconoscimento del ruolo della cooperazione sociale: quali strumenti possono sostenere l’inserimento lavorativo di queste persone e come si può misurarne il valore per la collettività?
Baldo invita a interrogarsi anche sui costi che il sistema pubblico sostiene quando queste persone rimangono a lungo in carico ai servizi e sui benefici che potrebbero derivare dalla possibilità di offrire loro un’opportunità di lavoro. Si tratta di una prospettiva che richiede ulteriori approfondimenti: lo studio realizzato per il Consorzio non quantifica direttamente il ritorno economico di potenziali inserimenti futuri, ma offre elementi per avviare una riflessione più ampia.
La presidente pone quindi una domanda che guarda al rapporto tra ricerca e decisioni pubbliche: “Come possiamo trasformare questi dati in uno strumento concreto di dialogo con le istituzioni, affinché venga riconosciuto non soltanto il costo dell’assistenza, ma anche il valore economico e sociale generato dalle cooperative quando riescono a offrire un’opportunità di lavoro a persone che altrimenti rischierebbero di rimanere a lungo a carico dei servizi pubblici?”. Per C.S.U, lo studio rappresenta, quindi, l’avvio di un percorso di analisi che dovrà proseguire. La misurazione economica permette di rendere più visibili gli effetti degli inserimenti lavorativi e di offrire alle pubbliche amministrazioni elementi concreti per valutare il contributo delle cooperative sociali. Allo stesso tempo, non esaurisce il significato dell’inclusione. Come sottolinea lo stesso rapporto, il metodo Valoris misura gli aspetti economici, ma non monetizza dimensioni come la qualità della vita e la soddisfazione personale. Il valore del lavoro sociale, dunque, non si esaurisce nel saldo tra benefici e costi: riguarda anche le opportunità di autonomia, partecipazione e reinserimento che si aprono per le persone coinvolte. Misurare i risultati significa avere strumenti più solidi per comprendere il lavoro svolto, migliorarlo e raccontarlo con maggiore consapevolezza. E significa anche poter aprire un confronto con le istituzioni su come riconoscere e sostenere l’inclusione lavorativa, comprese le nuove forme di fragilità che chiedono risposte adeguate.