C’è una differenza importante tra rendere accessibile un luogo e permettere davvero a qualcuno di sentirsi parte di quel luogo. L’accessibilità apre una porta; l’inclusione invita ad attraversarla, a fermarsi, a vivere quello spazio come tutti gli altri.

È anche da questa idea che prende forma il progetto “Turismo sociale inclusivo”, un’esperienza che negli anni ha ampliato il proprio significato: non soltanto rendere le vacanze e i luoghi turistici più accessibili alle persone con disabilità, ma creare occasioni concrete di autonomia, lavoro, relazione e partecipazione alla vita della comunità. Il progetto muove i suoi primi passi circa quattordici anni fa a Jesolo, dove l’esperienza era inizialmente concentrata sul lavoro nelle spiagge. Da allora il percorso si è sviluppato, coinvolgendo progressivamente altri territori e ampliando i propri obiettivi: dai tirocini alla formazione, dall’accessibilità dei luoghi alla possibilità per le persone con disabilità di sperimentare  vere esperienze di autonomia.  L’ultima esperienza ha portato a Venezia quattro giovani, di età compresa tra i 22 e i 35 anni, per un mese vissuto lontano da casa, insieme, con un obiettivo preciso: sperimentare una quotidianità il più possibile autonoma, fatta di lavoro, spostamenti, tempo libero e scoperta della città. L’esperienza veneziana nasce dalla collaborazione tra servizi, istituzioni e realtà del Terzo Settore. Sono stati coinvolti l’Ulss 3 Serenissima, il Comune di Venezia e la cooperativa sociale Titoli Minori, aderente al Consorzio Insieme, prossimo alla fusione con il Consorzio C.S.U. Zorzetto. Ed è proprio questa rete, fatta di competenze, relazioni e responsabilità condivise, a rendere possibile un progetto che non si esaurisce nell’arco di un singolo mese, ma può diventare un’occasione concreta di crescita e di continuità.

Dal tema al vissuto

Dal 1° al 31 luglio, Pietro, Alessio, Gianluca e Mattia hanno abitato Venezia da cittadini. Prima in un appartamento affacciato sulla basilica del Redentore, poi in una seconda casa a San Francesco della Vigna. Al mattino hanno svolto attività di tirocinio lavorativo in quattro realtà diverse: uno di loro è stato inserito in uno stabilimento balneare, uno ha svolto il proprio percorso in un ostello privato, uno al Conad e uno presso una cooperativa sociale del Consorzio Csu Zorzetto, dove il tirocinio è stato successivamente prorogato e si sta valutando anche la possibilità di un’assunzione.

Il pomeriggio, invece, era il momento per vivere la città: visitare musei e monumenti, praticare sport, stare all’aria aperta, andare al Lido e partecipare a esperienze culturali, dal concerto dell’orchestra del Teatro La Fenice dedicato a Ennio Morricone alla visita al cimitero di San Michele.

Non una vacanza organizzata per loro, dunque, ma un’esperienza costruita con loro.

Ed è forse proprio qui che il progetto mostra il suo valore più profondo. Perché l’autonomia non coincide soltanto con il saper fare qualcosa da soli. Significa poter scegliere, assumersi responsabilità, confrontarsi con situazioni nuove e scoprire che anche una difficoltà quotidiana può diventare parte di un percorso di crescita.

“Venezia si è dimostrata una città assolutamente inclusiva – racconta Massimo Mantoan, presidente del Consorzio Insieme – nonostante la sua particolare complessità e le difficoltà che può presentare negli spostamenti e nella fruizione degli spazi. E lo è stata non soltanto sul piano dell’accessibilità fisica, ma soprattutto nella capacità di superare quelle che sono le barriere invisibili. Quelle che di fatto sono le più difficili da misurare, perché riguardano gli atteggiamenti, il modo in cui le persone vengono accolte e la possibilità di sentirsi davvero parte di un luogo. In questo mese cittadini e turisti hanno dimostrato grande disponibilità e comprensione. In particolare vogliamo ringraziare il personale di Actv, che ci ha accompagnato e aiutato concretamente nel corso di questa esperienza.”

Il valore del progetto sta proprio nella possibilità di spostare il punto di vista. Non guardare prima alla disabilità e poi alla persona, ma fare il percorso inverso: mettere la persona al centro e lasciare che siano le sue capacità, i suoi desideri e le sue possibilità a definire il percorso. È un cambiamento culturale prima ancora che organizzativo. E Venezia, con la sua complessità, i suoi ponti, le sue calli e quella struttura che può sembrare quasi un labirinto anche a chi la conosce, diventa in questo senso una palestra straordinaria di autonomia. “Il vero obiettivo che abbiamo raggiunto – continua Mantoan – è proprio questo: l’autonomia. Venezia non è una città semplice da vivere, e proprio per questo affrontarla significa sviluppare coraggio, imparare a muoversi, prendere decisioni e avere fiducia nelle proprie possibilità. Il risultato più bello è vedere questi ragazzi acquisire maggiore sicurezza e comprendere di avere tante abilità che vanno oltre la loro disabilità”. Anche il territorio, così, cambia prospettiva. Una spiaggia accessibile, un museo visitabile, un servizio capace di accogliere tutti non sono semplicemente strutture “a norma”: diventano luoghi nei quali le differenze possono incontrarsi senza che una persona debba rinunciare alla propria autonomia. La storia di questi quattro ragazzi racconta proprio questo passaggio. Perché vivere per un mese in una città come Venezia significa molto più che dormire fuori casa o partecipare a un tirocinio. Significa imparare a muoversi in un ambiente nuovo, costruire relazioni, organizzare il proprio tempo, confrontarsi con gli altri e, soprattutto, sperimentare una possibilità: quella di essere cittadini a tutti gli effetti. Ed è forse questo il senso più autentico del turismo sociale inclusivo: non costruire esperienze speciali per persone speciali, ma creare le condizioni perché ciascuno possa vivere esperienze autentiche, dentro una comunità che sappia accogliere le differenze come parte della propria normalità.

Perché una città davvero inclusiva non è quella in cui tutti trovano un posto predisposto per loro. È quella in cui tutti possono trovare il proprio posto.