Ci sono cooperative che svolgono servizi. E poi ci sono cooperative che, attraverso quei servizi, costruiscono ogni giorno possibilità per le persone.

Rochdale, cooperativa sociale associata al Consorzio C.S.U. Zorzetto, è una di queste realtà. Nata nel 1999 con il sostegno del Comune di Venezia, con cui ancora oggi collabora nella gestione di importanti attività, nel tempo ha costruito la propria identità attorno a un’idea precisa: fare impresa sociale significa anche creare condizioni perché le persone possano trovare nel lavoro uno spazio di autonomia, relazione e crescita. Oggi Rochdale conta 52 tra soci e dipendenti, 16 dei quali sono persone con disabilità: il 30,8% del totale, quasi una persona su tre. È un dato che racconta più di una percentuale. Racconta una scelta, una direzione, un modo di intendere la cooperazione.

La cooperativa opera oggi in tre principali ambiti di servizio per il Comune di Venezia, diversi tra loro ma accomunati da una stessa funzione: mettere in relazione bisogni, persone e risposte. C’è il servizio Sportelli PASS – Porta di accesso ai Servizi Sociali – distribuito su tutto il territorio comunale. Si tratta del primo punto di contatto per cittadini e famiglie che si trovano a vivere situazioni di povertà, disagio abitativo o altre condizioni di fragilità. C’è poi il servizio CUP Mob, Centro Unico di Prenotazione Mobilità, attraverso il quale Rochdale gestisce per conto del Comune le richieste di trasporto e mobilità delle persone con ridotta capacità motoria iscritte al servizio stesso. Il terzo ambito, invece, è il servizio di Supporto Amministrativo alle misure di sostegno, un lavoro meno visibile ma indispensabile perché fa sì che le richieste possano trasformarsi, concretamente, in risposte per chi ne ha diritto. Tre servizi diversi, dunque, ma con un elemento comune: essere un punto di passaggio tra una difficoltà e un’opportunità, tra una persona e la possibilità di rimettersi in gioco.

A guidare oggi la cooperativa è la Presidente Beatrice Petracchi, in carica dal 2023. Il suo percorso dentro Rochdale è iniziato come semplice segretaria e si è sviluppato insieme alla crescita della cooperativa, accompagnandone più di due decenni di storia. Un’esperienza che le ha permesso di conoscere da vicino le persone, i servizi e soprattutto le ragioni che hanno portato Rochdale a nascere come cooperativa sociale: creare opportunità di lavoro per persone svantaggiate e/o con disabilità. È una storia che Petracchi ha scelto di raccogliere, conservandone le motivazioni originarie ma imprimendo nel tempo anche una propria direzione. Le parole che più di altre usa per descrivere la cooperativa sono ascolto e coesione. Due parole che acquistano un significato particolare quando si parla di persone con disabilità. Perché per Rochdale quel 30% non rappresenta un traguardo. La Presidente vorrebbe andare oltre quella percentuale, con un obiettivo ancora più importante: non limitarsi a offrire un posto di lavoro, ma costruire una prospettiva. “Non basta inserire una persona nel mondo del lavoro – spiega – il vero obiettivo è darle la possibilità di crescere, di sviluppare le proprie capacità e di sentirsi parte di un contesto”. È questa la direzione, anche, del Progetto Occupabilità, realizzato tramite un contributo del Comune di Venezia e ormai attivo da vent’anni. Un’iniziativa che accompagna ogni anno dieci persone adulte con disabilità psichiche e fisiche, seguite nel loro cammino da due tutor dedicate. Il progetto si sviluppa partendo dalle capacità residue e/o potenziali individuali, con un obiettivo che va oltre un’occupazione in senso proprio: aiutare le persone a sviluppare autonomia e capacità relazionali, creando le condizioni perché possano trovare una propria dimensione nel mondo e nella comunità. “Perché a volte – dice la Presidente – il lavoro non è il traguardo di un cammino. È ciò da cui quel cammino può finalmente cominciare. E allora può succedere che si debba partire dalle basi: imparare a stare con gli altri, a comunicare, a riconoscere le proprie capacità, a prendere confidenza con un ambiente e con un ruolo. Per poi, passo dopo passo, conquistare autonomia. A volte dobbiamo cominciare dalle fondamenta per arrivare più in alto. E non è un passo indietro: è il modo per dare alle persone gli strumenti per capire fin dove possono arrivare”. È qui che il lavoro di Rochdale assume un significato che va oltre le attività che gestisce. C’è però anche un’altra questione, che riguarda non soltanto chi quelle attività le coordina, ma anche chi le stabilisce. “Quello che vorrei – spiega la Presidente – è che quando qualcuno sceglie di affidare un servizio a una cooperativa sociale si fermasse un momento a guardare anche oltre il servizio. Non soltanto: deve essere fatto bene. Ma anche: chi può avere un’opportunità attraverso questo lavoro? Perché se una persona fragile trova uno spazio, non è soltanto quella persona a guadagnarci. È tutta la comunità che diventa un po’ più forte”.

Una speranza, questa, che richiama il pensiero della filosofa Martha Nussbaum e il suo approccio delle “capacità”: una società giusta non dovrebbe limitarsi a riconoscere formalmente i diritti delle persone, ma dovrebbe creare le condizioni concrete perché ciascuno possa sviluppare le proprie capacità e vivere in modo realmente umano. Il punto, allora, non è soltanto proteggere chi è più fragile, ma metterlo nelle condizioni di esprimere ciò che è in grado di fare. Passare dalla semplice assistenza alla possibilità, dalla protezione all’autonomia, dal ruolo di destinatari di un servizio a quello di parte attiva della comunità. È anche questa, infatti, la misura più interessante di una cooperativa sociale: non soltanto quante persone riesce a impiegare o quanti servizi riesce a gestire, ma quante ne riesce ad accompagnare verso un futuro che prima sembrava più difficile da immaginare. La vera sostenibilità di una comunità sta nella capacità di non lasciare indietro chi fa più fatica ad andare avanti.