Negli ultimi anni il sistema dei servizi sociali, educativi, sociosanitari e territoriali si è trovato ad affrontare una sfida sempre più evidente: la difficoltà nel reperire personale qualificato. Operatori socio-sanitari, educatori professionali, assistenti sociali, ma anche addetti ai servizi ambientali, alle manutenzioni e alle attività di supporto rappresentano oggi figure sempre più difficili da trovare. Si tratta di un fenomeno che interessa l’intero territorio nazionale, ma che in Veneto assume caratteristiche particolarmente rilevanti. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento della domanda di assistenza e il progressivo pensionamento di molte figure professionali stanno infatti mettendo sotto pressione il sistema dei servizi.
La stessa Regione Veneto ha individuato nella carenza di personale una delle principali criticità per il futuro del sistema sociosanitario regionale. La difficoltà non riguarda soltanto gli OSS, figura fondamentale nell’assistenza alle persone anziane e non autosufficienti. Sempre più spesso cooperative sociali ed enti del Terzo Settore segnalano carenze anche tra educatori professionali, operatori delle comunità terapeutiche, professionisti della salute mentale e figure operative necessarie per garantire il funzionamento quotidiano di servizi e attività territoriali. Allo stesso tempo, crescono bisogni sociali sempre più complessi legati alla salute mentale, alle dipendenze, alla disabilità, alla non autosufficienza e alla solitudine sociale.
Una situazione che rende ancora più evidente la necessità di attrarre nuove professionalità e valorizzare competenze in settori che svolgono una funzione essenziale per il benessere delle comunità. La questione assume un’importanza strategica soprattutto in territori come quello veneziano, dove la crescente domanda di servizi richiede personale preparato e capace di operare in contesti sempre più articolati.
La domanda che emerge con forza riguarda quindi il futuro stesso del welfare territoriale e dei servizi di prossimità: chi si prenderà cura delle persone e delle comunità nei prossimi anni?
Dal tema alla visione
Se la carenza di personale rappresenta una delle principali sfide per il futuro del welfare e dei servizi territoriali, la risposta non può limitarsi alla semplice ricerca di nuovi lavoratori. Diventa sempre più necessario costruire percorsi capaci di avvicinare le persone alle professioni della cura e dei servizi, valorizzare le competenze e creare opportunità concrete di inserimento lavorativo. In questa direzione si muovono diverse esperienze. Tra queste, il progetto Isamar: l’iniziativa promuove percorsi di inclusione e inserimento lavorativo rivolti a persone migranti attraverso attività legate all’accoglienza turistica, all’housekeeping, alla manutenzione e alla cura degli spazi. L’obiettivo è duplice: da un lato rispondere alle difficoltà di reperimento del personale in alcuni settori strategici, dall’altro favorire percorsi concreti di autonomia e integrazione sociale.
Esperienze di questo tipo dimostrano come il tema della carenza di personale possa essere affrontato anche attraverso modelli innovativi di inclusione, capaci di intercettare risorse che spesso restano escluse dai canali tradizionali del mercato del lavoro. Un’altra sfida riguarda il rapporto con il mondo della scuola e della formazione. Sempre più spesso il Terzo Settore evidenzia la necessità di costruire una relazione più stretta con istituti scolastici, università e percorsi professionalizzanti, affinché i giovani possano conoscere da vicino le opportunità offerte dalle professioni sociali, sociosanitarie e dai servizi alla comunità. Avvicinare gli studenti ai servizi, favorire esperienze sul campo e creare occasioni di incontro tra scuola e cooperazione rappresenta oggi un passaggio fondamentale per garantire il ricambio generazionale. Accanto a questo emerge la necessità di rafforzare la comunicazione positiva del sociale. Le professioni della cura vengono spesso raccontate soltanto attraverso le difficoltà e le criticità, mentre rimangono meno visibili il valore umano, professionale e sociale che producono ogni giorno. Raccontare le esperienze, i risultati e l’impatto generato dai servizi significa anche rendere più attrattivo un settore che svolge una funzione essenziale per la tenuta delle comunità.
Per questo assumono particolare importanza iniziative come “Siamo il Sociale”, che ogni anno coinvolgono cittadini, operatori e studenti in momenti di incontro e sensibilizzazione, contribuendo a promuovere una maggiore conoscenza del Terzo Settore e ad avvicinare nuove generazioni al mondo della cooperazione. “Di fronte alla crescente carenza di operatori sociali, educativi e sociosanitari – osserva Massimo Mantoan, consigliere di amministrazione di C.S.U. Zorzetto e promotore del progetto Isamar – non possiamo limitarci a registrare il problema: è necessario costruire insieme le soluzioni. Il Terzo Settore dispone già oggi di competenze, esperienze e progettualità consolidate che possono contribuire in modo determinante a ripensare il sistema del welfare.
Per questo riteniamo debba essere sempre più coinvolto come interlocutore strategico della Pubblica Amministrazione nella programmazione delle politiche sociali e sociosanitarie.” Secondo Mantoan, la risposta alle nuove fragilità passa attraverso una maggiore collaborazione tra istituzioni e mondo cooperativo, ma anche attraverso un investimento deciso sulle persone e sulle competenze. “Un futuro capace di rispondere ai bisogni delle comunità – continua Mantoan – è possibile, ma occorre avere il coraggio di investire nella formazione, nell’inclusione e nella valorizzazione delle professioni che ogni giorno contribuiscono alla qualità della vita delle persone. Quel futuro, in molti territori, non è un obiettivo lontano: lo stiamo già costruendo attraverso servizi, progetti e iniziative che mettono al centro la dignità della persona e la coesione sociale.” In un momento in cui la domanda di servizi continua a crescere, la sfida non riguarda soltanto il numero dei lavoratori disponibili, ma la capacità di costruire un sistema in grado di attrarre talenti, valorizzare competenze e generare nuove opportunità.
Perché il futuro delle comunità passa inevitabilmente dalle persone che ogni giorno scelgono di prendersi cura degli altri e dei territori in cui vivono.