Negli ultimi mesi la comunicazione di CSU ha intrapreso una nuova direzione: raccontare più da vicino le cooperative, ma anche allargare lo sguardo ai temi che attraversano il mondo della cooperazione, del lavoro e della comunità. Da questa evoluzione nasce La Finestra di CSU, un progetto che vuole trasformare la comunicazione in uno spazio di confronto, approfondimento e nuove idee. A raccontarci questo cambio di passo è il direttore del consorzio Lorenzo Montagni.

Direttore, perché avete scelto di cambiare il modo di comunicare in CSU?

Direi innanzitutto che abbiamo ricominciato a comunicare. E, nel farlo, probabilmente questo cambio di passo è collegato al fatto che abbiamo cambiato il modo di vederci e di collocarci rispetto alla società e alla comunità in cui siamo. Comunicare significa anche interrogarsi sul ruolo che si occupa e sul modo in cui ci si presenta all’esterno. Non è quindi soltanto una questione di strumenti o di linguaggio: è il segno di una consapevolezza diversa. E questo significa anche accettare che la comunicazione non sia soltanto il modo attraverso cui facciamo conoscere ciò che siamo: può diventare uno strumento per capire meglio ciò che siamo, attraverso il modo in cui gli altri ci guardano. È un passaggio importante, perché raccontarsi significa anche mettersi in relazione e, in qualche misura, mettersi in discussione. Significa interrogarsi sul ruolo che si occupa e sul modo in cui ci si presenta all’esterno. Se cambia il modo in cui guardiamo il mondo che ci circonda, deve cambiare anche il modo in cui scegliamo di raccontarlo.

Perché una realtà come CSU dovrebbe occuparsi anche di ciò che accade fuori dai propri confini?

Credo che quando una realtà come CSU decide non solo di raccontarsi, ma di diventare anche uno spazio di riflessione e confronto, cambi il modo stesso di ascoltarsi e di comprendere ciò che si è, dentro la complessità in cui si vive. CSU è un’azienda che partecipa ad appalti, è un raggruppamento di altre aziende, rappresenta istanze legate alla socialità e all’inclusione, ma è anche un soggetto di questo territorio, profondamente inserito nella società in cui opera. Per questo può accogliere riflessioni che, partendo dalla propria esperienza, possono diventare importanti anche per una riflessione comune. Una realtà che vive dentro una comunità non può limitarsi a raccontare ciò che fa: deve anche provare a capire ciò che sta accadendo intorno a sé. E questo significa soprattutto ascoltare. Ascoltare il territorio, le persone, i cambiamenti, le domande che emergono e anche quelle che ancora non hanno trovato una voce. La comunicazione, in questo senso, non è più soltanto uno strumento per arrivare agli altri, ma diventa un modo per essere più dentro la realtà in cui si opera.

Con La Finestra di CSU entrano in gioco incontri e protagonisti anche esterni al mondo della cooperazione. Che cosa vorreste che accadesse attraverso questo progetto?

Con La Finestra di CSU entrano certamente in gioco protagonisti esterni al mondo della cooperazione, ed è proprio questo uno degli elementi che vorremmo desse senso al progetto. È un livello diverso: non è soltanto la narrazione che CSU fa di sé e delle proprie attività, ma è CSU insieme ad altri soggetti che ragiona su alcuni temi che naturalmente riguardano anche la sua attività e la sua identità, ma che allo stesso tempo riguardano il mondo in cui CSU è inserita. Vorremmo quindi creare uno spazio nel quale punti di vista differenti possano incontrarsi senza la necessità di arrivare necessariamente a una posizione comune. Il valore sta anche nella possibilità di mettere in relazione mondi che normalmente non si incontrano, perché è proprio dall’incontro tra esperienze diverse che possono nascere letture nuove della realtà. Una finestra, per sua natura, non serve a guardare sempre nella stessa direzione: apre un punto di vista sul mondo. E soprattutto permette di vedere qualcosa che prima non vedevamo, semplicemente perché non avevamo ancora aperto quella finestra.

I temi che affronterete saranno molto diversi tra loro. Qual è però il filo che li unirà?

I temi che stiamo pensando saranno diversi e saranno diversi anche gli interlocutori. Non vogliamo porre pregiudizi o preclusioni nella scelta delle persone: cerchiamo interlocutori che possono essere intellettuali, politici, persone che fanno parte del nostro mondo o anche persone qualsiasi, purché possano portare un contributo a un dibattito. Il filo comune sarà quello che dicevamo prima: la comunità e la società in cui viviamo. Presumibilmente ci sarà sempre un filo comune in qualche maniera sociale, ma in un’accezione molto estesa, molto ampia. Anche un tema come la parità di genere, per esempio, è un tema sociale. Così come lo sono la sostenibilità, il lavoro, l’ambiente e tutte quelle questioni che attraversano la vita delle persone e delle comunità. Il sociale, quindi, non è un recinto dentro cui stare: è una lente attraverso cui guardare la società nel suo insieme. Significa non considerare questi temi come compartimenti separati, ma provare a cogliere le relazioni che li legano. Una questione ambientale può avere conseguenze sociali, il lavoro riguarda l’autonomia delle persone, la parità di genere riguarda il modo in cui una comunità costruisce le proprie opportunità. È questa complessità che ci interessa raccontare.

Che cosa significa, per CSU, diventare anche un luogo in cui far nascere domande oltre che raccontare risposte?

Per CSU diventare un luogo in cui far nascere domande, oltre che raccontare risposte, significa dare terreno e dare uno dei propri significati, uno dei propri scopi, a una caratteristica che ci appartiene. Un luogo come CSU è, per definizione, un luogo in cui devono nascere domande e riflessioni, sguardi e dialoghi che poi possono portare ad azioni comuni. Significa quindi dare una risposta a una delle nostre caratteristiche, a una delle nostre connotazioni: quella di essere anche un luogo di domande, di confronto e di costruzione di pensiero. Ma una domanda ha valore soprattutto quando non rimane soltanto una domanda. Può mettere in discussione un’abitudine, aprire un confronto, far emergere un bisogno o suggerire una possibilità che prima non avevamo considerato. Per questo crediamo che la comunicazione possa avere anche una funzione generativa: non soltanto spiegare ciò che esiste, ma contribuire a creare le condizioni perché qualcosa di nuovo possa essere pensato. A volte il primo passo per far crescere una comunità non è trovare una risposta, ma avere il coraggio di porre una domanda nuova.

E infine: che cosa vorreste che una persona trovasse aprendo “La Finestra di CSU”?

Vorremmo che una persona trovasse, partecipando alle nostre “Finestre”, un momento di approfondimento lieto, libero da connotazioni e aperto al confronto. Ma soprattutto vorremmo che non fosse semplicemente spettatore, ma potesse uscire da un incontro con qualcosa in più: una domanda, un’idea, un punto di vista diverso, magari anche un dubbio. Perché non sempre un incontro deve produrre una risposta immediata. A volte il suo valore sta nel modificare, anche solo di poco, il modo in cui guardiamo una questione. Non semplicemente un contenuto in più, dunque, ma un punto da cui guardare un po’ più lontano. E se quella nuova prospettiva riuscirà anche solo a generare una domanda che prima non c’era, allora avremo aperto davvero una finestra.