Nel sistema sanitario veneto, una componente essenziale, ma spesso poco visibile è rappresentata dai servizi amministrativi in appalto presso le Aziende sanitarie. Attività come la gestione delle prenotazioni, il front office e il back office costituiscono l’infrastruttura operativa che consente ai cittadini di accedere concretamente ai servizi sanitari, rappresentando il primo punto di contatto con il sistema.

Una parte significativa di queste attività è affidata alle cooperative sociali, che nel tempo hanno sviluppato competenze organizzative e capacità di adattamento ai bisogni dei territori, contribuendo in modo stabile al funzionamento dei servizi. In Veneto gli occupati complessivi superano i 2,2 milioni e il settore dei servizi rappresenta la componente prevalente dell’occupazione. In questo scenario, la cooperazione sociale è oggi una presenza consolidata nei servizi alla persona e nelle attività di supporto, comprese quelle amministrative collegate al funzionamento del sistema pubblico.

Un elemento rilevante riguarda il contributo all’inclusione lavorativa: oltre 36.500 persone con disabilità risultano occupate in Veneto e una parte significativa di questi percorsi si sviluppa nei servizi di supporto e nelle attività amministrative. Si tratta di contesti in cui il lavoro amministrativo si intreccia con percorsi di integrazione, contribuendo non solo all’organizzazione dei servizi, ma anche alla costruzione di opportunità occupazionali.

Allo stesso tempo, la lettura complessiva del fenomeno presenta ancora alcuni limiti. Non esiste oggi un dato unico e aggiornato sul numero complessivo dei lavoratori impiegati nei servizi amministrativi delle cooperative sociali a livello regionale, poiché le informazioni sono distribuite tra fonti diverse e non sempre integrate. Questo rende più complessa un’analisi approfondita del comparto e indica la necessità di rafforzare strumenti di monitoraggio e conoscenza.

Nel territorio della provincia di Venezia, caratterizzato da una domanda elevata di servizi sanitari e da una forte integrazione tra pubblico e terzo settore, le cooperative e, in particolare, il Consorzio C.S.U Zorzetto rappresentano un attore centrale nella gestione operativa di questi servizi, all’interno di un sistema di appalti pubblici ancora fortemente orientato al contenimento dei costi.

 

Dal tema alle considerazioni

Guardando all’applicazione delle cooperative sociali in ambito amministrativo, oltre alla naturale mission prevista per legge, viene spontaneo pensare che questi contesti rappresentino uno spazio di inserimento per persone in stato di svantaggio, spesso difficilmente collocabili presso le aziende tradizionali.

“Se in un primo tempo, 20-25 anni fa, le persone in stato di svantaggio, legato soprattutto a condizioni di invalidità, si rivolgevano ai Servizi di Integrazione Lavorativa per l’inserimento nel mondo del lavoro, in particolare nelle cooperative – osserva Davide Giraldo, vicepresidente della cooperativa La Città del Sole, aderente al Consorzio C.S.U Zorzetto – oggi le candidature arrivano direttamente da persone che si trovano in condizioni di svantaggio o disabilità, ma che hanno già maturato esperienze in ambito amministrativo e possiedono un certo grado di scolarizzazione.”

La motivazione può essere ricercata anche in una maggiore consapevolezza, favorita da una più ampia circolazione delle informazioni, dell’esistenza di realtà, come le cooperative, che svolgono non solo la funzione di offrire lavoro, ma anche quella di accompagnare le persone nei percorsi di integrazione.

“Le cooperative non rappresentano solo un’opportunità occupazionale, ma anche un contesto in cui le persone possono essere supportate nel loro percorso di inserimento e crescita – continua Giraldo – il valore aggiunto dell’inserimento lavorativo va ricercato anche nel contributo che le cooperative offrono al sistema pubblico, affiancando lo Stato nella tutela delle persone più fragili e contribuendo, di fatto, alla costruzione di un welfare più ampio.”

La sfida più urgente riguarda ora il sistema degli appalti e degli affidamenti diretti. È necessario superare la logica del massimo ribasso per orientarsi verso criteri di valutazione che premino l’impatto sociale.

Non basta più, quindi, contare il numero di assunzioni: occorre valorizzare la qualità dei percorsi di inserimento. Sarebbe opportuno che le gare d’appalto riconoscessero un punteggio premiante non solo all’aspetto economico, ma anche alla capacità della cooperativa di generare benessere sociale.

“L’introduzione di indicatori di impatto certificati – conclude Giraldo – potrebbe essere uno strumento chiave per permettere alla Pubblica Amministrazione di misurare e ‘acquistare’ valore sociale reale, trasformando ogni bando in un investimento per la comunità.”